Home Notizie Comunicati Stampa Anno 2009 La SIMG svela il suo progetto di rifondazione (dal GdM 24/2009 di A. Santoro)

La SIMG svela il suo progetto di rifondazione (dal GdM 24/2009 di A. Santoro)

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Praticherà la medicina d'iniziativa, farà governo clinico, sarà collegato in rete con il Servizio sanitario e i colleghi della sua Regione e - nel caso in cui eserciti in singolo - invierà i pazienti all'Uccp della sua Aggregazione funzionale (le Aft della nuova Convenzione) per le prestazioni di media o bassa complessità. Ma soprattutto, sarà retribuito in base a un sistema di “pay for performance” direttamente ispirato al modello britannico.

È il ritratto del medico di famiglia di domani così come la Simg l'ha disegnato al suo 26° Congresso nazionale, ospitato dal 26 al 28 novembre a Firenze.

Un identikit che coniuga le novità dell'Acn con i progetti sui quali è da tempo al lavoro la società scientifica. «Siamo tra i pochi ad aver sempre realizzato tutto ciò che hanno promesso» ha rivendicato con orgoglio il presidente della Simg, Claudio Cricelli, nella conferenza stampa che ha inaugurato l'appuntamento congressuale.

Tra gli esempi virtuosi citati da Cricelli c'è innanzitutto Sissi (Simulazione per la spesa sanitaria italiana), lo studio avviato in collaborazione con l'università di Tor Vergata: servendosi dei dati clinici e prescrittivi forniti dai medici della Simg, gli esperti dell'ateneo hanno cominciato a scattare una serie di radiografie che spiegano le dinamiche recondite della spesa pubblica per le principali patologie croniche. «Per fare un esempio» ha detto Vincenzo Atella, docente di economia nell'ateneo romano «grazie a Sissi abbiamo scoperto che se nel Lazio la spesa diagnostica per le colesterolemie è doppia rispetto a quella toscana la colpa non è dei prescrittori ma del tariffario regionale, che riconosce alle strutture convenzionate rimborsi assai superiori ad altre amministrazioni».

«Grazie a questo progetto» ha invece commentato Cricelli «la Mg è la prima professione del Ssn realmente valutabile». a quello che più conta è l'obiettivo finale al quale mirano nel loro insieme i progetti di Simg: una Mg votata all'Evidence based practice e strutturata secondo livelli crescenti di complessità per la presa in carico di pazienti più o meno complessi. «La Pratica basata sulle evidenze» ha ricordato al Congresso Ovidio Brignoli, vicepresidente della Simg e presidente della Fondazione Simg «si può riassumere in quattro punti: saper formulare adeguatamente i quesiti clinici, ricercare con la massima efficienza le migliori evidenze disponibili, uniformarsi ai principi del critical appraisal - validità interna, rilevanza clinica, applicabilità – e infine applicare le evidenze a ogni singolo paziente».

«Oggi» ha aggiunto Giorgio Monti, responsabile area Management della Simg «la Mg è organizzata in modo tale da poter erogare un livello di cure minime, ossia le prestazioni minime che il paziente deve ricevere. Dobbiamo passare a un'organizzazione che consenta l'erogazione di cure standard, ossia le prestazioni ottimali che ogni paziente dovrebbe ricevere secondo l'evidence based practice».

Di qui la necessità che gli studi di Mg si mettano in rete, ma soprattutto l'auspicio di un'evoluzione in senso complesso dell'organizzazione sul territorio: «La programmazione aziendale e gli obiettivi di salute» sottolinea Monti «devono diventare il parametro sul quale dimensionare la rete dell'assistenza in ogni Aggregazione funzionale territoriale: ognuna, sulla base dei bisogni e della realtà sociale della popolazione assistita, definisce la complessità della sua rete e il numero delle Uccp di cui ha bisogno per erogare servizi complessi a beneficio dei medici dell'intera Aft. Il collegamento in rete e la verifica dei risultati assicura il governo clinico dell'Aggregazione e l'analisi dei bisogni».

Quanto alle risorse per la riorganizzazione, Monti auspica una revisione dell'abituale sistema di remunerazione: «Si deve andare verso un sistema all'inglese che retribuisca la qualità della performance.

Si potrebbe pensare, per esempio, a un modello misto basato sul “pay for performance” per i medici in rete e su una remunerazione “tipo drg” per le Uccp.

I soldi? Se si facesse in modo che i risparmi assicurati dalla riorganizzazione dei territorio rimanessero nelle Cure primarie, le risorse ci sarebbero».

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