Home Notizie Comunicati Stampa Anno 2026 SIMG – Dolori addominali, insonnia, ansia: quando i sintomi possono far presupporre una violenza psico-fisica. Il nuovo progetto di formazione dei medici di famiglia

SIMG – Dolori addominali, insonnia, ansia: quando i sintomi possono far presupporre una violenza psico-fisica. Il nuovo progetto di formazione dei medici di famiglia

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Comunicato stampa, Lunedì 25 maggio 2026

Presentato a Firenze il nuovo progetto della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie per aiutare i Medici di famiglia a riconoscere tempestivamente segnali clinici e relazionali della violenza di genere e orientare le pazienti verso percorsi protetti.

La continuità della relazione medico-paziente, l’accessibilità dell’ambulatorio e il rapporto fiduciario costruito nel tempo permettono infatti al medico di osservare cambiamenti nello stato di salute, nel comportamento e nelle dinamiche relazionali.


Disturbi gastrointestinali ricorrenti, cefalee, insonnia, dolori cronici, ansia o depressione possono essere sintomi comuni nella pratica quotidiana del medico di famiglia. In alcuni casi, però, possono rappresentare anche segnali nascosti di una violenza subita, espressione di un trauma che non sempre viene raccontato in modo diretto. È da questa consapevolezza che nasce il nuovo progetto formativo a distanza "I disturbi gastrointestinali come red flag nella violenza di genere" della Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), presentato a Firenze presso la Scuola di Alta Formazione SIMG, dedicato al riconoscimento delle possibili red flags della violenza di genere nella pratica clinica quotidiana.

IL MEDICO DI FAMIGLIA COME SENTINELLA DEL DISAGIO NASCOSTO – Nonostante la sua diffusione, la violenza di genere resta spesso un fenomeno sommerso, rispetto al quale il medico di medicina generale (MMG) può svolgere un ruolo decisivo. La continuità della relazione medica, l’accessibilità dell’ambulatorio e il rapporto fiduciario costruito nel tempo permettono infatti al medico di osservare cambiamenti nello stato di salute, nel comportamento e nelle dinamiche relazionali. La presentazione del progetto sottolinea proprio come il MMG sia in una posizione unica per intercettare sintomi aspecifici e cambiamenti nel tempo che possono segnalare un disagio più profondo.

Il medico di famiglia è spesso il primo professionista sanitario a cui il paziente, quasi sempre una donna, si rivolge, anche quando non parla direttamente della violenza subita – sottolinea Ignazio Grattagliano, Vicepresidente SIMG – Disturbi gastrointestinali, cefalee, insonnia, dolori cronici, ansia o depressione possono essere la porta d’ingresso di un disagio più profondo. Il nostro compito non è sostituirci alla rete antiviolenza, ma imparare a riconoscere segnali clinici e relazionali che possono rimanere invisibili, creando le condizioni per un ascolto protetto e non giudicante”.

NON SOLO SINTOMI: LE RED FLAGS DA RICONOSCERE – Il progetto SIMG parte da una criticità concreta: l’assenza di una formazione sistematica e specifica per i MMG sul tema della violenza di genere. Questo limite riguarda sia la capacità di riconoscere i sintomi aspecifici come possibili segnali d’allarme, sia la gestione successiva del sospetto, dalla comunicazione personale e riservata all’invio verso la rete di supporto più adeguata. Accanto a sintomi gastrointestinali, neurologici, dolori cronici o disturbi ansioso-depressivi resistenti ai trattamenti abituali, possono emergere indicatori relazionali e sociali: isolamento, assenze ingiustificate dal lavoro o dagli impegni, partner eccessivamente presente durante le visite, lesioni fisiche con spiegazioni vaghe o incoerenti.

La formazione è il passaggio decisivo – evidenzia Francesca Guerra, responsabile scientifico del corso medica di medicina generale e delegata SIMG Firenze– che nasce dalla consapevolezza di una criticità ovvero che la violenza di genere può non arrivare in ambulatorio con una richiesta esplicita di aiuto e il MMG deve quindi essere adeguatamente preparato a decodificare sintomi aspecifici come possibili segnali di allarme di una violenza subita  Molti casi rischiano altrimenti di essere trattati solo sul piano sintomatico Per questo servono strumenti pratici e formazione mirata  che possano potenziare il MMG affinché possa agire come mediatore di salute e sicurezza garantendo un percorso protetto e non stigmatizzante che possa partire dal suo ambulatorio. Oggi ancor di più è importante riconoscere quanto i MMG siano fondamentali per la tutela di ogni forma di vulnerabilità.

UN APPROCCIO TRAUMA-INFORMED E UN PERCORSO PROTETTO – Il progetto punta a rafforzare le competenze del medico di famiglia su tre assi principali: identificazione dei segnali d’allarme, comunicazione corretta e trauma-informed, costruzione di un percorso di aiuto e referral sicuro. L’obiettivo non è medicalizzare la violenza né trasformare il medico di famiglia in uno specialista della presa in carico psicologica o giudiziaria, ma dotarlo di strumenti concreti per riconoscere, ascoltare e orientare. La proposta formativa prevede infatti l’uso di strumenti di screening, l’apprendimento di modalità comunicative non giudicanti e la costruzione di un diagramma di flusso operativo: individuazione del sospetto, valutazione del rischio, proposta di aiuto, contatto con la rete antiviolenza e con i servizi territoriali.

L’IMPORTANZA DI SAPER LEGGERE LA PERSONA – Il progetto si inserisce nel più ampio impegno della SIMG sui temi sociali e sanitari che attraversano la pratica quotidiana della medicina generale. La violenza di genere, infatti, non è soltanto un’emergenza giudiziaria o sociale, ma anche un problema sanitario che può manifestarsi nel tempo con sintomi ripetuti, accessi ambulatoriali ricorrenti e bisogni non espressi. “La medicina generale ha una responsabilità particolare perché conosce la persona nel tempo, la sua storia, la sua famiglia, il suo contesto – sottolinea il Prof. Claudio Cricelli, Presidente Emerito SIMG – Di fronte a sintomi ricorrenti e apparentemente non spiegati, il medico deve poter leggere non solo l’organo o il disturbo, ma la persona nella sua interezza compreso l’ambiente familiare e socio-lavorativo. Questo progetto nasce proprio per rafforzare una competenza fondamentale della nostra professione: riconoscere quando dietro un sintomo può esserci una sofferenza più profonda”.

IL CORSO E LA PRESENTAZIONE A FIRENZE – Il nuovo progetto formativo a distanza (FAD) dal titolo "I disturbi gastrointestinali come red flags nella violenza di genere", realizzato con il supporto non condizionante di Malesci, è stato presentato presso la Scuola di Alta Formazione SIMG a Firenze. All’incontro hanno partecipato il Prof. Claudio Cricelli; Ignazio Grattagliano; Francesca Guerra; Santa Teresa Bruno, psicologa, psicoterapeuta e Presidente del Centro Antiviolenza Artemisia di Firenze. Ha moderato l’incontro il giornalista scientifico Daniel Della Seta.

Siamo lieti di sostenere, in maniera non condizionante come da normativa, questa preziosa opportunità formativa rivolta ai medici di tutta Italia, figure che possono giocare un ruolo cruciale nel contrasto alla violenza di genere – dichiara Paolo Colleoni, General Manager di Malesci – Si conferma così un’attenzione particolare verso le categorie sociali più fragili, fra cui le donne colpite da violenza di genere e i minori vittime di abusi e maltrattamenti, al centro di altri due importanti progetti supportati dal Gruppo Menarini”.

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