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18
MAR
2013

3 Dicembre 2008. Ancora troppo poche le cure palliative a casa. I medici di famiglia: Siamo pronti a fare la nostra parte

Ricerca su 1500 camici bianchi: il 93% vuole l’aiuto dell’esperto e dell’infermiere Solo il 20% dei 300.000 pazienti terminali viene trattato al domicilio. Invertire la tendenza è possibile. E conviene: costa 80 euro al giorno, due terzi in meno rispetto all’hospice Milano, 3 dicembre 2008 – Il 40% dei medici di famiglia italiani conosce esattamente l’obiettivo delle cure palliative (migliorare la qualità di vita del malato), il 60% sostiene la necessità di un piano di cura individuale, il 92% sa che non vi sono limiti alla dose massima di morfina, solo il 16% considera insufficiente il livello di assistenza ai malati terminali erogato nella propria Asl, percentuale che invece si alza al 33% se riferita al sostegno ai familiari. e il 93% è pronto a gestire il paziente terminale a casa, ma chiede di poter essere aiutato da un’equipe formata dall’esperto in cure palliative e dall’infermiere professionale. E quando serve anche da chi si occupa di fornire aiuto psicologico. Così facendo sarà possibile invertire la tendenza che vede in Italia ogni anno solo il 20% delle 300.000 persone che necessitano di un programma di cure palliative godere dell’assistenza domiciliare. Il restante 80% trascorre gli ultimi giorni della propria esistenza in un hospice, in un reparto ospedaliero o al domicilio con poca o nessuna assistenza. Questa la ricetta che emerge dalla prima indagine mai realizzata in Italia su un campione statisticamente significativo di 1690 medici di famiglia della Società Italiana di Medicina Generale. “Il livello di conoscenza dei medici di famiglia nel campo delle cure palliative domiciliari è risultato molto alto – spiega il dott. Pierangelo Lora Aprile, Responsabile nazionale SIMG Area cure palliative e Medicina del dolore -. Tra le azioni da adottare negli ultimi giorni di vita la maggioranza ha indicato la sospensione dei farmaci che non siano utili al controllo dei sintomi. Il ricovero in ospedale è invece l’opzione che ha riscosso minori consensi”. “Le difficoltà del curare a casa – afferma il prof. Giovanni Zaninetta, presidente Società Italiana Cure Palliative (SICP) - sono legate ad aspetti logistici, ad esempio i lunghi trasferimenti degli operatori da un luogo all’altro, e alla continuità assistenziale nell’arco delle 24 ore. In Italia vi sono circa 150 hospice, tra due anni saranno probabilmente 200, una cifra che consentirà di soddisfare i bisogni dei malati in regime di degenza. Ma è indispensabile completare il progetto di realizzazione degli hospice con l’attuazione effettiva di un servizio di cure domiciliari efficaci, anche organizzando percorsi formativi che coinvolgano i palliatori e i medici di famiglia”. “Curare a casa – spiega il dott. Gianlorenzo Scaccabarozzi, Direttore del Dipartimento della Fragilità-Servizi Cure Domiciliari della ASL di Lecco e consigliere della SICP – è per il sistema sanitario anche economicamente vantaggioso: ogni paziente seguito costa infatti 60/80 euro al giorno rispetto ai 200/250 euro richiesti dall’assistenza in un hospice e ai 350 euro del ricovero in ospedale. Va però sottolineato che a casa si devono aggiungere i costi sociali sostenuti dalla famiglia della persona malata”. Nella Provincia di Lecco si è realizzata un’importante esperienza, che può essere di riferimento per altre realtà. È stato istituito un Dipartimento della Fragilità che si occupa di seguire i malati complessi nella fasi successive ad un evento acuto, delle cure di fine vita e delle cure palliative per i malati inguaribili. Malati che più di altri necessitano di continuità assistenziale attraverso cure in hospice o al domicilio. Equipe di cure integrate garantiscono un servizio per 24 ore tutti i giorni della settimana. “Da due anni – continua il dott. Scaccabarozzi - in Provincia di Lecco abbiamo raggiunto i valori degli standard previsti dal D.M. 43 del 2007 che misurano lo sviluppo quanti-qualitativo della rete di cure palliative domiciliare. Circa il 70% di coloro che nella nostra Provincia muoiono a causa di tumore, sono seguiti dalla rete di cure palliative. Nello specifico, ogni anno seguiamo circa 650 malati e di questi circa 100 muoiono in hospice, tutti gli altri al domicilio. Abbiamo costruito una rete in grado di proteggere e curare il malato fino all’ultimo giorno di vita garantendo prestazioni diverse da quelle che servono per la fase acuta perché diversi sono i bisogni e gli obiettivi assistenziali. Un approccio che migliora la qualità di vita dei malati e delle loro famiglie che si trovano ad affrontare le problematiche di natura fisica, psicologica e spirituale. Il coinvolgimento del medico di famiglia è stato centrale nella messa a punto di questo sistema.” “Come evidenziato dalla nostra indagine – continua il dott. Lora Aprile – il medico di famiglia è consapevole della necessità che le cure palliative a casa vengano erogate in equipe. Il compito che gli intervistati ritengono maggiormente di propria competenza è la reperibilità durante il servizio. Ed è emersa grande attenzione allo stato d’animo nel seguire la persona in fase avanzata di malattia: empatia e distacco, per non essere coinvolti emotivamente nelle storie personali, sono condizioni riconosciute necessarie per curare bene”. “Ogni Regione – conclude il prof. Zaninetta - oggi ha titolo per stabilire i criteri delle cure domiciliari: ciò ha portato a una grande frammentazione di modelli, spesso poco efficienti. Con il risultato che vi sono Regioni in cui di fatto le cure domiciliari non esistono. Come SICP vogliamo dare piena realizzazione ai nuovi livelli essenziali di assistenza, che contengono un capitolo ben strutturato su queste forme di sostegno. Nel medio periodo intendiamo far sì che attraverso una legge nazionale vengano stabiliti i criteri di fondo per poter accedere alle cure palliative anche a domicilio. Il modello di cure palliative più efficace si può ottenere integrando strettamente l’hospice e l’assistenza domiciliare, consentendo al malato e alla famiglia di scegliere in ogni momento la forma di sostegno più adatta”. Dopo il libro bianco sugli hospice pubblicato lo scorso anno con il supporto della Fondazione Floriani e della Fondazione Seragnoli, dalla collaborazione tra SIMG e SICP è nata la volontà di far conoscere la fotografia reale del Paese sullo stato delle cure palliative, priva degli elementi di autoreferenzialità propri delle indagini prodotte dalle Asl […]
18
MAR
2013

21 Novembre 2008: Medici di Famiglia, la burocrazia impegna il 50% del tempo. Aumenta il lavoro, lo specialista interviene in un caso su 10

L’ipertensione è il problema più diffuso, causa oltre il 15% delle visite, e i malati coronarici sono i più assidui frequentatori degli ambulatori. In un anno raggiunto il 65% degli assistiti Firenze, 21 novembre 2008 – Il medico di famiglia rischia di venire sommerso dalla burocrazia: questi adempimenti occupano ben la metà della sua vita professionale. E il carico di lavoro continua ad aumentare, con il rischio di mettere a repentaglio la qualità. È questo il quadro che emerge dal quinto rapporto Nazionale Health Search, presentato oggi al Congresso della Società Italiana di Medicina di famiglia (SIMG) in corso a Firenze. “Negli ultimi due decenni è enormemente cresciuta la pressione per elevare l’efficienza dei sistemi sanitari a fronte di risorse sempre più limitate – spiega il presidente della SIMG Claudio Cricelli -. La tensione al cambiamento si esercita su tutte le componenti del sistema, ma senza dubbio i medici di famiglia sono quelli che più la avvertono: nella doppia veste di organizzatori ed erogatori di servizi di assistenza, sono tenuti a garantire l’appropriatezza e l’efficacia, e a controllare i costi. Sempre più spesso, quindi, hanno la necessità di confrontare la propria attività con standard predefiniti, secondo i principi del governo clinico basati sulle evidenze scientifiche disponibili e sulla pratica, anche per razionalizzare risorse e tempo”. L’utilizzo sistematico del database Health Search ha permesso a SIMG di ottenere un’attuale e competa fotografia dei bisogni di salute in Italia: l’ipertensione rappresenta la patologia che causa il maggior numero di visite ambulatoriali (15,3%) seguita da diabete mellito (4,8%) e dislipidemie (3,1%). Le persone affette da malattia coronarica sono quelle che si recano con maggiore frequenza presso il proprio medico ma sorprende anche l’alta percentuale di visite ambulatoriali per i malati di epilessia (6,2 visite/anno), di patologie della tiroide (6 visite/anno) e di glaucoma (4,5 visite/anno). Diversi studi hanno dimostrato che il medico di famiglia visita nel corso di un anno il 65% della propria popolazione di assistiti e nel corso di 3 anni circa il 95%. Inoltre, contribuisce nell’arco dei 12 mesi al 65% del consumo complessivo di farmaci: su 100 visite, oltre 70 terminano con una prescrizione farmaceutica, circa 30 con una richiesta di accertamento diagnostico-strumentale ed oltre 10 con una richiesta di visita specialistica. L’intero rapporto può essere consultato nel sito web di Health Search www.healthsearch.it Un numero sempre maggiore di medici di medicina generale utilizza programmi informatici per la gestione dei pazienti nella normale pratica clinica. Il sistema Health Search, sviluppato da SIMG e attivo da oltre 10 anni, riunisce attualmente 850 professionisti, analizza 7 aree cliniche, con oltre 50 indicatori di processo, 9 di esito intermedio e 16 di appropriatezza terapeutica. I risultati sono concordi con le informazioni ricavate dall’ISTAT e dall’Osservatorio Nazionale sul Consumo dei Medicinali (OSMED). “Per la prima volta i medici diventano attori protagonisti di un processo globale di miglioramento continuo dell’assistenza – continua Cricelli -. Questo sistema si basa sulle evidenze scientifiche più aggiornate e sul confronto nel tempo dei risultati di cura e consente di individuare, nella gestione delle principali malattie croniche, i problemi su cui eventualmente intervenire con correttivi. Ma ci permette anche di cogliere l’andamento di alcune grandi patologie e di ipotizzarne le cause”. Dai dati riportati nel V Rapporto emerge, ad esempio, un trend crescente nella prevalenza di ipertensione che varia dal 18,4% al 22,0% del 2007, con stime sensibilmente maggiori nelle donne (19,8% nel 2003 vs. 23,2% nel 2007) rispetto agli uomini (16,8% nel 2003 vs. 20,8% nel 2007). Dalle analisi effettuate, si registra per molte patologie un costante aumento di prevalenza, determinato da vari fattori, compresa la capacità del medico di famiglia di diagnosi anticipate, in presenza di sintomi precoci. Oltre all’ipertensione, nel corso degli anni 2003-2007 l’ictus è passato dall’1,9% al 2,5%, il diabete mellito di tipo II dal 5% al 6,2%, la depressione maggiore dal 3% al 4,3%. Un altro aspetto interessante è l’analisi per area geografica: mentre l’ictus ischemico prevale al nord (nord-est: 3,5% vs. isole: 2,2%) così come la depressione (nord-est: 5,6% vs. sud e isole: 3,7%), la prevalenza di diabete mellito tipo 2 (isole: 7,7% vs. nord-est: 5,8%), BPCO (sud: 4,0% vs. nord-ovest e nord-est: 2,5%) e artrosi (sud: 24,2% vs. nord-ovest: 16,1%) mostra un andamento inverso. “Questo rapporto può rappresentare uno strumento di aggregazione, di discussione e di confronto tra i medici e con il mondo della sanità, dell’economia e della scienza. Materiale che offre alla SIMG e a tutta la medicina generale la base di sviluppo di ipotesi di lavoro, di nuovi modelli organizzativi, di infinite opportunità di innovazione e ricerca. Ritengo che la chiave di lettura di questo rapporto – conclude il presidente Cricelli - sia profondamente innovativa e costituisca un momento di riflessione per tutti coloro coinvolti nella programmazione sanitaria del nostro Paese”.
18
MAR
2013

22 Novembre 2008: Epatite B, i medici di famiglia prima sentinella. Nuove terapie fermano l’evoluzione della malattia

Da gennaio 2009 70 corsi su tutto il territorio nazionale. Il prof. Craxì “Anche nella forma cronica possiamo trattare i pazienti a tempo indefinito, con buona qualità di vita” Firenze, 22 novembre 2008 – Il medico di famiglia “torna a scuola” per gestire al meglio l’epatite B: a partire dal gennaio 2009 la Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) avvierà 70 corsi specifici su tutto il territorio nazionale. L’annuncio arriva dal 25° Congresso annuale della Società, che si conclude oggi a Firenze. Uno dei principali problemi è infatti la sottostima del problema, a partire in primo luogo dai medici di famiglia: “Le ragioni sono molteplici – spiega Alessandro Rossi, responsabile dell’area infettivologica della SIMG -: in primo luogo, si è attribuita alla strategia vaccinale in atto in Italia dal 1991 un’efficacia maggiore di quella effettiva. Ma soprattutto vanno considerati i flussi migratori, che hanno rafforzato la presenza del virus nel nostro Paese. Il nostro primo compito quindi è fungere da sentinelle, per imparare a cogliere i sintomi della malattia e a porre le domande giuste alle persone potenzialmente a rischio”. Si tratta di una vera e propria epidemia silenziosa con sintomi iniziali spesso piuttosto blandi ma con conseguenze cliniche che possono essere molto gravi: su 100 pazienti infettati in età infantile, 10 andranno incontro dopo i 50 anni a tumore del fegato o cirrosi.“In Italia sono affette da epatite B cronica circa 700mila persone – commenta il prof. Antonio Craxì, direttore della scuola di Gastroenterologia dell’Università di Palermo - e si registra una nuova area di vulnerabilità che riguarda gli immigrati provenienti da zone in cui la prevalenza della malattia è molto più elevata. Ma fortunatamente negli ultimi anni si sono ottenuti progressi terapeutici importanti. In particolare Entecavir - antivirale orale ad alta barriera genetica, scoperto e sviluppato nei centri di ricerca di Bristol-Myers Squibb - ha dimostrato di essere efficace nell’impedire l'evoluzione verso stadi più gravi della malattia: sono stati recentemente presentati i dati a sei anni, da cui risulta una riduzione dei danni a carico del fegato in ben il 96% dei pazienti. Questo grazie alla sinergia fra la potenza dell’alta barriera genetica e la necessità per il virus di sviluppare almeno tre mutazioni per sfuggire all’effetto del farmaco. L’assenza di resistenze è uno dei vantaggi principali di questa molecola: permette di trattare i pazienti a tempo indefinito, senza riprese di malattia, permettendo loro di condurre una vita normale”. La scarsità di effetti collaterali importanti facilita inoltre il monitoraggio dei pazienti, un momento importantissimo del processo terapeutico, che deve vedere uniti medici di famiglia e specialisti.
18
MAR
2013

21 Novembre 2008: Influenza, ogni Venerdì il numero di Italiani colpiti. Parte il progetto ITALIA come stai.

Il presidente Claudio Cricelli: “Dopo dieci anni di lavoro, abbiamo messo a punto una rete capace di fornire dati reali e scientifici, la prima al mondo di questo tipo. Si partirà dal 10 dicembre Firenze, 21 novembre 2008 – Il numero esatto degli italiani colpiti da influenza, in quali Regioni si registra il picco, quanti pazienti vanno incontro a complicanze, quanti sono i ricoveri. E ancora, quanti cittadini sono stati colpiti dall’infezione virale pur avendo ricevuto il vaccino, la loro età e il loro sesso. Dal 10 dicembre prossimo, ogni venerdì mattina la Società Italiana di Medicina generale (SIMG) diffonderà questi dati per l’intero periodo dell’epidemia, fino a marzo 2009. Diventa realtà “Italia come stai?”, il progetto abbozzato ormai dieci anni fa dalla SIMG e che ora, superate tutte le difficili fasi tecniche, si presta a divenire il più potente strumento di rilevazione epidemiologica mai realizzato nel nostro Paese. Grazie ad una rete distribuita in modo capillare e statisticamente significativa sul territorio - spiega Claudio Cricelli, presidente SIMG al congresso nazionale che si chiude domani a Firenze - siamo oggi in grado di fornire quotidianamente lo stato di salute degli italiani, patologia per patologia. Cominciamo con l’influenza, che quest’anno si preannuncia più aggressiva rispetto al recente passato, e che vede il medico di medicina generale in prima linea. Ma poi proseguiremo in modo sistematico anche con altre malattie. L’obiettivo è chiaro: per la prima volta, i medici di medicina generale italiani sono in grado di fornire in tempo reale e con criteri scientifici assoluti informazioni essenziali per il miglior funzionamento del sistema sanitario, allo scopo di razionalizzare gli interventi, riducendo gli sprechi e concentrandosi sulle reali necessità del momento, venendo incontro alle esigenze della popolazione. Tutto ciò grazie ad una rete di medici di medicina generale della SIMG che forniranno con tempestività informazioni sull’evoluzione sulle principali patologie che condizionano lo stato di salute del paese.
18
MAR
2013

22 Novembre 2008: La sfida dei medici di famiglia, “”al via il primo osservatorio per i farmaci innovativi””

Cricelli: “Senza il nostro impegno l’intero sistema non può reggere” Firenze, 22 novembre 2008 – “Nasce il primo osservatorio per lo studio dei farmaci innovativi. È una sfida, ma senza il nostro impegno il rischio reale è che l’intero sistema del farmaco ‘salti’. Sono convinto che i medici di medicina generale abbiano l’intelligenza e la creatività per farsi carico di questa sfida e vincerla”. Con queste parole Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG), a chiusura del 25° Congresso Nazionale della Società in corso a Firenze, presenta la proposta innovativa per far fronte alla difficile situazione economica. L’osservatorio avrà l’obiettivo di dar vita a un nuovo rapporto tra medicina generale e farmaci innovativi che oggi rispondono a una logica esclusivamente specialistica. “È necessario chiedersi se il modello su cui è stato finora impostato il sistema del farmaco possa reggere. Il ruolo della medicina generale in questi anni è stato decisivo. Ma nel 2015 avremo solo farmaci generici e farmaci costosi. Il mondo cambierà in modo significativo”. La nascita dell’osservatorio per lo studio dei farmaci innovativi, che avrà sede a Firenze, risponde allo scenario che si sta delineando: malattie croniche, come diabete e ipertensione, assorbiranno poche risorse per trattare il singolo individuo. Invece altre malattie, come quelle oncologiche, richiederanno grandi risorse. “È una situazione con risvolti paradossali: curare il paziente diabetico costerà meno rispetto alle cifre richieste per un malato oncologico – continua Cricelli”. Non solo. “Nei prossimi anni – conclude Cricelli – dovremo lavorare a costi decrescenti, a salario invariato, ma con un necessario aumento di produttività del 25%. Di qui la sfida lanciata dalla SIMG”.
18
MAR
2013

5 Novembre 2008. Sanita’: 55% Medici -Allergico- Allo Sport

Roma, 5 nov. (Adnkronos Salute) - Predicano bene e razzolano male: oltre la metà dei medici italiani dedica poco o niente all'attività fisica. Alla domanda "quante ore dedichi allo sport ogni settimana?", il 31% dei camici bianchi ha infatti risposto "niente", mentre il 24% "meno di due ore". E' quanto emerge da un sondaggio realizzato fra i camici bianchi da un quotidiano online di informazione medico-scientifica. Anche se i camici bianchi, per antonomasia, sono la categoria che più di altre è chiamata a consigliare la pratica sportiva. Un invito rivolto a tutti: adulti, ragazzi e bambini. I benefici dell'attività fisica sono infatti numerosi, dalla riduzione del rischio di alcune malattie al miglioramento della salute, anche mentale. Non mancano però medici 'sportivi'. E non solo a parole. Dall'indagine è infatti emerso che il 33% dei camici bianchi dedica allo sport "dalle tre alle cinque ore a settimana". C'è poi un buon numero di medici che fa dell'attività fisica un vero proprio credo: il 13% dichiara infatti di dedicare allo sport "più di cinque ore a settimana". Un impegno degno di chi fa sport agonistico.
18
MAR
2013

3° Forum sul RM in Sanità “Innovazione, ricerca, formazione per la sicurezza del paziente” Arezzo, 25-28/11/2008

- Locandina dell'evento - Scarica il programma della sessione: "Il ruolo del medico nella prevenzione del rischio sul territorio" - Scarica il programma completo
18
MAR
2013

13 Ottobre 2008. SIMG: Governo, Regioni e Medicina Generale

Claudio Cricelli: “L’attuale sistema rigido va sostituito con la governance clinica” Firenze, 13 ottobre 2008 – “È necessario affrontare il problema della sostenibilità degli esami diagnostici ricorrendo a una forma di autogoverno concordata con le Regioni e il Governo e realizzata dalla medicina generale”. Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG), entra nel dibattito sulla definizione dei nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea), le prestazioni erogate gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale, da cui, nella bozza presentata dal governo, potrebbero scomparire gli esami di laboratorio (a eccezione delle fasce più deboli). Controverse anche le prestazioni con mezzo di contrasto, che nel nuovo testo sono limitate ai soli malati oncologici, riservando ai traumatizzati quelle senza contrasto. “Il nuovo decreto di revisione dei Lea – spiega il dott. Cricelli - limiterebbe di fatto la qualità dell’assistenza nel nostro Paese. Solo un autogoverno fondato su regole scientifiche, su obiettivi sanitari condivisi e sul raggiungimento degli obiettivi di salute della popolazione può rappresentare la soluzione. Utilizzando gli strumenti di governance, da oggi a disposizione dei medici e del Servizio Sanitario Nazionale, siamo in grado di applicare con estremo rigore le linee di indirizzo utili per la diagnostica e gli esami di laboratorio e radiografici, secondo le esigenze individuali di ciascun cittadino e di ciascuna comunità. Con il risultato di avere una razionalizzazione dell’uso dei test diagnostici e della loro prescrizione senza ricorrere a strumenti impositivi e di governo centrale”. “Proponiamo quindi – conclude Cricelli - un ampio accordo con le regioni che utilizzi le conoscenze scientifiche e le capacità professionali della medicina generale sostituendo il sistema rigido di ridefinizione dei Lea con la governance clinica”. Ufficio stampa: Intermedia Tel: 030.226105 E-mail intermedia@intermedianews.it
18
MAR
2013

3 Ottobre 2008. Medici di Famiglia: prescriviamo l’attività fisica

Firenze, 3 ottobre 2008 – Anche l’attività fisica entra nella ricetta del medico, perché sport e prevenzione rappresentano il binomio vincente per una migliore qualità di vita. Ne discuteranno i medici di medicina generale, il 5 ottobre, al Teatro degli Industri di Grosseto, che ospiterà il 1° Congresso Nazionale dell’Area di Medicina dello Sport della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG). Personaggi del mondo dello sport si confronteranno in una tavola rotonda sulle modalità di preparazione atletica negli atleti professionisti e amatoriali: tra gli altri, Luigi Consonni, capitano del Grosseto calcio e Riccardo De Santis, lanciatore della squadra di baseball del Monte Paschi-Grosseto. “La cultura della prevenzione e l’adozione di un corretto stile di vita – afferma il dott. Luigi Gatta, responsabile Nazionale dell’Area di Medicina dello Sport-SIMG - sono e saranno sempre più gli strumenti portanti per aumentare la qualità di vita delle persone e ridurre la comparsa di molte malattie”. Sempre a Grosseto, il 4 ottobre, si svolgerà il IV Congresso Regionale SIMG Toscana. “Si tratta di una ‘due giorni’ di grande importanza – spiega il dottor Andrea Salvetti, presidente Regione Toscana SIMG – perché, se si vuole migliorare il sistema delle cure primarie, è necessario agire sulla qualità assistenziale, ovvero sulle performance dei professionisti: questo rappresenta un segnale che la Medicina Generale, forte dell’esperienza del passato, vuole dare iniziando il suo percorso proprio dalla Toscana, sfidando anche tutti coloro che credono in un sistema diverso”. “È inoltre essenziale – continua il dott. Salvetti - inserire i ‘determinanti di salute’ cioè i fattori ambientali, sociali, legati agli stili di vita e all’alimentazione, nella pratica della medicina generale quali innovativi e indispensabili strumenti di prevenzione e promozione della salute”. Il Congresso, che vedrà la partecipazione dei più importanti esperti a livello nazionale, propone, tra gli altri, corsi ECM sul malato con patologia cardiovascolare e con dolore cronico. Nella giornata di domenica, nella sessione dedicata alla Medicina dello Sport, il teatro sarà aperto al pubblico, anche per dar modo ai non addetti ai lavori di confrontarsi con atleti e tecnici di alto livello che porteranno il loro contributo di esperienze quotidiane.
18
MAR
2013

9 Ottobre 2008. Cricelli: “Servono nuove regole per un nuovo sistema sanitario”

Il Presidente della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) chiede un incontro con i sindacati e con il Ministro Sacconi per avviare un reale processo di riforma Firenze, 9 ottobre 2008 – “Oggi più che mai si sente il bisogno di nuove regole che promuovano un nuovo servizio sanitario nazionale. Esprimiamo totale consenso con la relazione del segretario Giacomo Milillo, che ha espresso gli elementi di una vera rivoluzione nel merito e nel metodo della convenzione”. Con queste parole Claudio Cricelli, Presidente della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG), commenta gli interventi di apertura del Congresso nazionale FIMMG (Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale) in corso a Villasimius. “Condividiamo con il segretario Milillo – continua il dott. Cricelli - la consapevolezza che il modello di convenzionamento e di remunerazione sia da considerarsi superato. Prima di una nuova convenzione è necessario un grande confronto che ridefinisca innanzitutto gli obiettivi di salute del Paese e, di conseguenza, le finalità da condividere con gli operatori sanitari”. Al Congresso di Villasimius sono intervenuti anche il Ministro del Welfare Maurizio Sacconi e il sottosegretario Francesca Martini. “Voglio sottolineare l’importanza delle parole dei rappresentanti delle Istituzioni, in particolare del Ministro Sacconi - continua Cricelli - L’impiego dei costi standard tarato sulla qualità come supporto al management sanitario è una delle ipotesi fondanti delle proposte gestionali e di governance della SIMG. Desideriamo tuttavia sottolineare come i costi standard siano inutili se vengono separati da un processo di programmazione e di definizione delle priorità e degli obiettivi di salute. Una reale programmazione va fondata sui bisogni e sulla competizione qualitativa” “La SIMG – aggiunge il dott. Ovidio Brignoli, vice presidente della Società - possiede gli strumenti per consentire una rapida valutazione delle componenti cliniche dei processi di cura. In tal modo è possibile supportare la definizione dei valori standard, riassuntivi e consuntivi. Chiediamo quindi al Ministro e al sottosegretario di poter discutere, con i sindacati, gli strumenti già realizzati per avviare il processo di riforma e di governance”.
18
MAR
2013

Libro Verde sul futuro del modello sociale: La vita buona nella società attiva

Libro Verde sul futuro del modello sociale: “La vita buona nella società attiva”; presentato lo scorso 25 Luglio dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali Scarica il libro verde
18
MAR
2013

29 Settembre 2008. La medicina del territorio al posto degli ospedali

Claudio Cricelli (presidente SIMG): “Il cittadino potrà avere servizi e assistenza che le attuali strutture non riescono a garantire” Firenze, 29 settembre 2008 – “Ai cittadini va garantita una nuova assistenza sanitaria di tipo non ospedaliero. E la medicina del territorio potrà soddisfare le necessità determinate dalla chiusura di alcuni presidi ospedalieri”. Lo afferma Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG), intervenendo nel dibattito sulla chiusura di tre strutture storiche della capitale: San Giacomo, Forlanini e Nuovo Regina Margherita. “I medici di famiglia, gli specialisti e gli infermieri – spiega il dott. Cricelli - collaborino per costituire immediatamente unità territoriali di cure primarie. La chiusura dei piccoli ospedali rappresenta infatti una opportunità: possono essere trasformati in efficienti presidi di assistenza primaria, in grado di offrire servizi e assistenza che oggi gli ospedali non riescono a garantire. In particolare nelle aree metropolitane e nei centri storici, che tradizionalmente sono carenti di medici di famiglia e di assistenza sul territorio, è necessario creare, al posto dell’ospedale, un presidio di cure primarie. Il personale, attualmente impiegato negli ospedali, indirizzato verso le cure del territorio garantendo così un servizio che, nelle aree metropolitane e nei centri cittadini, attualmente non esiste”. “Il territorio – conclude il dott. Cricelli - va affidato alle cure primarie, meno intense e meno complesse, ma non per questo meno complicate. In questo modo possono essere riconvertite strutture che altrimenti verrebbero abbandonate e gli operatori sanitari, medici di famiglia e specialisti, potranno integrarsi e collaborare in una visione innovativa rispetto al passato. A tutto vantaggio del cittadino, che potrà usufruire di un’offerta di servizi attualmente inesistente”.
18
MAR
2013

8 Luglio 2008. Da un’indagine la proiezione dei possibili risparmi in sanità fino al 2050

  DAL 2010 OLTRE TRE MILIARDI DI EURO L’ANNO DI RISPARMI DALLA PREVENZIONE CARDIOVASCOLARE CON INTERVENTI ADEGUATI SUL COLESTEROLO   Lo dimostra un’indagine promossa dalla Fondazione SIMG e realizzata dal professor Vincenzo Atella della Facoltà di Economia di Roma “Tor Vergata” – Controllando adeguatamente l’ipercolesterolemia, considerata uno dei più potenti fattori di rischio cardiovascolare, le Regioni potrebbero realizzare ogni anno risparmi fino a 3,3 miliardi di euro l’anno nel 2010 e 4,5 miliardi nel 2040 – I risultati dello studio commentati dal mondo medico-scientifico – Le valutazioni politico-economiche dei senatori Mario Baldassarri e Nicola Rossi Scarica l'articolo del Corriere Salute Scarica l'articolo di Affari e Finanza   Roma, 8 luglio 2008 L’Italia potrebbe risparmiare già dal 2010 oltre tre miliardi di euro l’anno in spese sanitarie se adottasse le strategie più efficaci per abbattere l’eccesso di colesterolo nel sangue, che oggi è considerato dalle linee guida internazionali uno dei più potenti fattori di rischio cardiovascolare. È questo il dato principale che emerge dai risultati di un'indagine promossa dalla Fondazione SIMG – che fa capo alla Società italiana di Medicina generale – e realizzata dal professor Vincenzo Atella, della Facoltà di Economia dell’Università di Roma “Tor Vergata”. L’analisi, oltre a indicare che i risparmi complessivi potrebbero superare nel 2040 i 4,5 miliardi di euro l’anno, offre anche un dettaglio delle economie realizzabili ogni anno, sempre nel campo delle malattie cardiovascolari, da ciascuna Regione italiana. Sommando i relativi importi, nell’arco dei prossimi 20 anni sarebbe possibile realizzare un risparmio complessivo netto di oltre 60 miliardi di euro, e di oltre 120 miliardi fino al 2050. L'indagine ha esaminato l’influenza che un’efficace strategia di intervento sul colesterolo a fini di prevenzione – primaria e secondaria – delle malattie cardiovascolari potrebbe avere sui costi sanitari regionali. Per esempio, si stima che la Regione Lazio avrebbe potuto risparmiare già dal 2008 oltre 320 milioni di euro, che salirebbero nel 2010 a quasi 340 per arrivare nel 2040 a circa 450 (a prezzi costanti). La Campania avrebbe potuto risparmiare nel 2008 circa 330 milioni, che salirebbero nel 2010 a circa 340 per arrivare nel 2040 a 506. Per la Puglia i risparmi nel 2008 sarebbero stati pari a 205 milioni, nel 2010 a 211 milioni e nel 2040 a circa 290 milioni. In Sicilia si sarebbero risparmiati nel 2008 306 milioni, nel 2010 311 e nel 2040 circa 405. Infine, una Regione come la Lombardia avrebbe potuto risparmiare nel 2008 addirittura circa 630 milioni, che nel 2010 salirebbero a 664 per arrivare nel 2040 a circa 920 milioni. I dati raccolti dall’indagine promossa dalla Fondazione SIMG sono stati al centro di un dibattito che si è sviluppato nel corso di un incontro stampa sul tema “ Prevenzione cardiovascolare: costo o investimento?”, che si è tenuto oggi a Roma. Gli economisti di Tor Vergata hanno elaborato una previsione dei costi diretti e indiretti riconducibili alle malattie 2 di 4 cardiovascolari, utilizzando dati clinici raccolti presso 796 medici di medicina generale, per un totale di 1.532.357 pazienti. «La finalità dell'indagine» ha ricordato in apertura il coordinatore della ricerca, Vincenzo Atella «era quello di determinare economicamente, ripartendolo per singola Regione, il risparmio annuo derivante dalla conseguibile riduzione dei ricoveri ospedalieri nel caso un maggior numero di pazienti con malattie cardiovascolari iniziasse una terapia farmacologica ipolipemizzante mirata. Dal punto di vista economico, il risparmio potenziale viene ottenuto moltiplicando il costo totale unitario (costi diretti + indiretti) di un evento cardiovascolare per il numero di eventi potenzialmente evitabili attraverso il miglioramento della terapia farmacologica in ogni Regione. Uno degli aspetti più interessanti emerso dall'indagine è che i benefici che deriverebbero da una tale strategia di prevenzione sono immediatamente disponibili. Basti pensare che se si potesse avviare subito una prevenzione primaria e secondaria ottimale, già a fine anno sarebbe possibile registrare risparmi pari a circa 1,5 miliardi di euro!». «I dati illustrati oggi e le conseguenti possibili riduzioni della spesa sanitaria si fondano sui parametri attualmente utilizzati per valutare l’impatto economico della prevenzione cardiovascolare in pazienti con ipercolesterolemia e rischio cardiovascolare globale medioalti o elevati» ha sottolineato Claudio Cricelli, presidente della SIMG e rappresentante dell’omonima Fondazione. «In questi pazienti l’intervento farmacologico per ridurre la colesterolemia è pressoché obbligatorio. Sarebbe interessante un’indagine analoga su individui a rischio intermedio, medio-basso o ridotto, in cui potrebbe bastare intervenire sugli stili di vita. Questi dati» ha concluso Cricelli «invitano comunque a una riflessione: se la tendenza alla crescita della spesa è delle dimensioni citate, è necessario valutare con attenzione se non sia corretto rivedere questi parametri secondo una giusta scelta di politica sanitaria». «La spesa sanitaria è la bomba ad orologeria dell’Europa e dell’Italia» ha commentato Mario Baldassarri, senatore PdL e presidente della Commissione Finanza e Tesoro del Senato, esprimendo la sua preoccupazione: «I dati dello studio evidenziano chiaramente che prevenire costa meno che curare». Gli ha fatto da contrappunto Nicola Rossi, senatore PD e membro della Commissione Bilancio del Senato: «Questi risultati segnalano come porre la questione della spesa sanitaria in termini di tagli o di ticket sia quanto meno riduttivo. Sensibili riduzioni della spesa sanitaria sono ottenibili già nel breve periodo ponendo le condizioni per un minor ricorso alle strutture sanitarie. A questo si aggiunga, come questa ricerca dimostra, che avremmo avuto i dati per una programmazione compiuta della spesa sanitaria e non saremmo stati quindi costretti come oggi a misure tampone ogni volta che si pone il problema». «Nei pazienti ad alto rischio cardiovascolare, l’obiettivo terapeutico è molto ambizioso: per la categoria a rischio più elevato, le linee guida richiedono, infatti, di portare il colesterolo- LDL sotto i 70 mg/dl» ha commentato Alberico L. Catapano, ordinario di Farmacologia all’Università di Milano. «In questi casi è del tutto evidente che l’intervento va condotto in modo adeguato e proporzionato all’obiettivo da ottenere, la qual cosa – senza trascurare gli interventi sullo stile di vita – richiede necessariamente l’impiego dei farmaci». «E’ opportuno richiamare l’attenzione sul fatto che trattare, per esempio con statine, senza raggiungere o almeno avvicinarsi all’obbiettivo terapeutico, costituisce uno spreco economico duplice, in […]
18
MAR
2013

5 per mille alla Fondazione Scientifica per la Medicina Generale SIMG Onlus

A Tutti i soci SIMG OGGETTO: 5 per mille Fondazione Scientifica per la Medicina Generale - SIMG Onlus C’è un modo per sostenere la Fondazione Scientifica per la Medicina Generale – SIMG Onlus che non costa nulla. La Finanziaria 2008 ha riconfermato la possibilità di destinare una quota pari al 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche a sostegno delle organizzazioni di utilità sociale. Destinando il tuo 5 per mille, senza alcun aggravio sulle imposte, contribuisci a realizzare gli obiettivi della Fondazione che persegue la ricerca scientifica per la prevenzione, diagnosi e cura di tutte le patologie dell’essere umano. Puoi esprimere il tuo sostegno firmando nell’apposito spazio riservato alle organizzazione non lucrative di utilità sociale (O.N.L.U.S.) della dichiarazione dei redditi (CUD, 730, Modello UNICO) e indicando nello spazio sottostante il primo riquadro il nostro Codice Fiscale: 05689580487 Con i nostri più cordiali saluti Claudio Cricelli Presidente SIMG (Società Italiana di Medicina Generale) Osvaldo Sanesi Presidente Fondazione Scientifica per la MG-SIMG Onlus
18
MAR
2013

24 Giugno 2008. Un italiano su tre è a rischio diabete. SIMG promuove il test per scoprirne la predisposizione

L’iniziativa si svolgerà nei giorni di venerdì 27 e sabato 28 Giugno 2008 Tre milioni di italiani soffrono di diabete e dopo i 40 anni un italiano su tre è a rischio di ammalarsi. Partendo da questi dati allarmanti, SIMG – Società Italiana di Medicina Generale, con il contributo di Takeda e GSK e la collaborazione di Coop, ha promosso una campagna di sensibilizzazione, di screening e di formazione sul diabete di tipo 2 che ha già ottenuto il Patrocinio del Ministero della Salute. Nei giorni i venerdì 27 e sabato 28 giugno presso i 15 punti vendita Coop di diverse regioni sarà distribuito un test che aiuterà i partecipanti a scoprire se il proprio profilo corrisponde a quello di chi è a rischio. “Una volta il diabete di tipo 2 colpiva soprattutto gli anziani. Oggi, con il progressivo invecchiamento della popolazione e le mutate abitudini di vita, sono sempre più a rischio anche i giovani". Così Claudio Cricelli, presidente Società Italiana di medicina generale ha introdotto i motivi per cui la società di medici SIMG si è impegnata in questa campagna di prevenzione. "E' necessario cambiare strategia. - ha continuato Cricelli - Da un intervento sulla malattia si deve passare a interventi diretti sulla popolazione per fare prevenzione e informare. Questa campagna risponde perfettamente alle nuove esigenze di comunicazione, perchè agisce sugli stili di vita e raggiunge la gente nel quotidiano, in un luogo dove fa la spesa. Una campagna - conclude Cricelli - che si sviluppa nel contesto delle attività giornaliere delle persone può più facilmente aspirare a cambiarne la quotidianità”. Partner di questa iniziativa saranno due aziende farmaceutiche la Takeda e la GSK. “Takeda - spiega Enrico Natali, Direttore Market Access - ha subito accolto con favore la possibilità di partecipare a questa iniziativa che è rivolta a catturare l'attenzione su un problema molto diffuso ma troppo spesso poco diagnosticato. Siamo certi che questa campagna di sensibilizzazione avrà un grande successo perchè consente a tutti di beneficiare di un’occasione di prevenzione durante lo svolgimento di una normale attività quotidiana”. "La centralità del cittadino, consumatore o paziente, rispetto alla grande distribuzione o alla farmaceutica - interviene Massimo Ascani, direttore della comunicazione GSK - è un dato di fatto che comporta sia l'obbligo di fornire prodotti di qualità e cure efficaci che il dovere di cooperare anche sui progetti che possono rappresentare un reale vantaggio per la comunità. E' il caso di questo progetto sul diabete di tipo 2 dove la cultura del controllo, della prevenzione e della cura esce dall'ambulatorio medico per incontrare la popolazione". Per penetrare meglio nel tessuto sociale questa iniziativa ha trovato la collaborazione della rete dei punti vendita delle Coop. “La nostra realtà guarda con estremo favore a campagne di sensibilizzazione di questa natura - spiega Paola Arighetti, Project Manager Sviluppo e Innovazione - e offre quando possibile la sua capillare rete di vendita per raggiungere più agevolmente i cittadini. Crediamo che la presenza dei CoopSalute ha certo facilitato e arricchito il rapporto con gli enti e le associazioni sanitarie; questi luoghi sono infatti per la loro natura luoghi deputati non solo a garantire la somministrazione di farmaci otc e sop a prezzi bassi, ma anche a svolgere attività di informazione e controllo. Ben vengano dunque occasioni come queste che convoglino attenzione sui temi sanitari. Siamo certi che questa iniziativa sul diabete Tipo2 abbia il successo che c’è stato per campagne in cui tutti siamo stati protagonisti”.
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