In Sardegna aree interne e piccoli comuni in forte sofferenza, mentre Case e Ospedali di Comunità devono ancora diventare servizi realmente operativi. Il 16 e 17 ottobre 200 MMG a Cagliari per il Congresso regionale SIMG
“Siamo la prima regione in Italia per carenza di medici di famiglia. La sanità territoriale non può reggersi su soluzioni tampone” sottolinea Carlo Piredda, Segretario SIMG Sardegna
La Sardegna è una delle regioni italiane più esposte alla crisi della medicina territoriale. Nell’isola circa 450mila cittadini risultano senza medico di famiglia, tanto che la Regione ha recentemente avviato un bando per oltre 500 medici di medicina generale. Una situazione aggravata dalle caratteristiche geografiche e demografiche del territorio: insularità, piccoli comuni, aree interne, bassa densità abitativa, difficoltà di collegamento e forte pressione stagionale legata ai flussi turistici.
Sono questi i temi al centro del Congresso regionale SIMG Sardegna del 16 e 17 ottobre 2026 a Cagliari. Il congresso, ha raccolto circa 300 medici di medicina generale provenienti da tutta l’isola, ed è stato dedicato alla memoria della collega Maddalena Carta, medico di medicina generale scomparsa lo scorso anno a soli 38 anni a Dorgali (Nuoro), dopo essersi spesa fino all’ultimo per garantire assistenza ai propri pazienti e a quelli di altri colleghi assenti.
LA PRIMA REGIONE IN ITALIA PER CARENZA DI MMG - “La Sardegna vive un momento particolarmente difficile per le cure primarie – sottolinea Carlo Piredda, Segretario SIMG Sardegna – Siamo la prima regione in Italia per carenza di medici di famiglia e abbiamo circa 450mila cittadini senza medico. In più, la riforma della sanità territoriale con Case di Comunità e Ospedali di Comunità non è ancora realmente partita nei contenuti. Il Congresso SIMG Sardegna ha voluto essere un momento di aggiornamento scientifico, ma anche un’occasione per tenere unita la categoria e proporre soluzioni concrete alle istituzioni”.
AREE INTERNE, PICCOLI COMUNI E SANITÀ TERRITORIALE IN SOFFERENZA – La carenza di medici di famiglia colpisce tutta la regione, ma pesa in modo particolare nelle aree interne e nei piccoli centri. In molte realtà un medico, per raggiungere il massimale, deve coprire più comuni contemporaneamente, con difficoltà organizzative e assistenziali crescenti. L’Oristanese è tra le aree più colpite, ma criticità importanti si registrano anche in altri territori dell’isola.
“In alcuni territori il medico dovrebbe coprire tre o quattro comuni, spesso senza un adeguato supporto specialistico o ospedaliero – prosegue Piredda – Lo smantellamento progressivo di alcuni presidi ospedalieri rende ancora meno attrattivo lavorare in zone dove, per un accertamento di secondo livello o per un supporto clinico, il medico di famiglia rischia di trovarsi isolato. Nelle città come Cagliari e Sassari, anche grazie alla presenza di poliambulatori e specialistica territoriale, è ancora possibile garantire standard di cura più elevati, ma nelle aree interne la sofferenza è evidente”.
CASE DI COMUNITÀ, UN PROCESSO ANCORA INCOMPLETO – La riorganizzazione prevista dal PNRR e dal DM77 dovrebbe rafforzare la medicina territoriale attraverso Case di Comunità, Ospedali di Comunità, integrazione multiprofessionale, domiciliarità e nuovi strumenti di presa in carico. In Sardegna, tuttavia, la trasformazione appare ancora incompleta.
“Sul piano formale alcune Case di Comunità sono state inaugurate – evidenzia Piredda – Ma nella pratica, in molti casi, i nuovi servizi offerti ai cittadini sono ancora pochi. Talvolta sono stati cambiati i nomi a poliambulatori già esistenti o ristrutturate sedi di continuità assistenziale, ma non è ancora partita davvero la presenza strutturata di specialisti e medici di famiglia nelle Case e negli Ospedali di Comunità. Sono attive le ASCOT, ambulatori straordinari di comunità territoriale, ma non possono sostituire la presa in carico continuativa garantita dal MMG: sono nate per rispondere a un’emergenza, ma non possono diventare il modello ordinario, poiché talvolta mancano strumenti essenziali e dotazioni informatiche adeguate”.
SENZA MEDICINA GENERALE NON ESISTE VERA SANITÀ TERRITORIALE – La situazione sarda rende evidente un tema nazionale: la riforma della sanità territoriale può funzionare solo se valorizza davvero la Medicina Generale e rafforza il lavoro in rete. “La Sardegna mostra con particolare chiarezza cosa accade quando la medicina territoriale non viene programmata con sufficiente continuità – sottolinea Alessandro Rossi, Presidente nazionale SIMG – Case di Comunità, Ospedali di Comunità e nuovi modelli organizzativi possono essere una grande opportunità, ma non bastano le strutture: servono professionisti, funzioni definite, integrazione con la specialistica, strumenti digitali, personale di supporto e capacità di presa in carico dei pazienti cronici e fragili. Senza Medicina Generale non esiste una vera sanità territoriale”.
IL CONGRESSO SIMG SARDEGNA: SCIENZA, FORMAZIONE E CONFRONTO ISTITUZIONALE – Il programma scientifico del Congresso regionale SIMG Sardegna ha affrontato i principali temi della pratica quotidiana del medico di famiglia: cronicità, diabete, obesità, prevenzione cardiovascolare, BPCO, vaccinazioni dell’adulto, dolore, antibiotico-resistenza, salute mentale, insonnia, osteoporosi, sarcopenia, ipertrofia prostatica, appropriatezza terapeutica. Ampio spazio sarà dedicato anche alla formazione pratica attraverso tre sessioni parallele di simulazione: POCUS, Dermolab e gestione di ansia, depressione e insonnia con paziente virtuale. Tra i momenti centrali, la tavola rotonda istituzionale “La Medicina Generale nella Primary Health Care: quali strategie per i nuovi modelli territoriali”, con rappresentanti della SIMG, delle istituzioni regionali, dell’ANCI, dell’università.
