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SIMG – Emilia-Romagna, sempre più anziani e soli: il medico di famiglia resta l’unico presidio, ma il sistema è sotto pressione

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Comunicato stampa, Martedì 7 aprile 2026

Cambiamenti demografici e sociali assegnano un nuovo ruolo e maggiori responsabilità al medico di famiglia: cresce la domanda di assistenza territoriale tra cronicità, solitudine e carenza di professionisti. Circa 400 medici a Bologna per il Congresso SIMG regionale

“Il rischio è che il medico di famiglia passi sempre più tempo al computer e sempre meno con i pazienti: è necessario ridurre la burocrazia, rafforzare il personale di supporto negli studi e valorizzare concretamente il ruolo della medicina generale” sottolinea Marco Cupardo, Segretario SIMG Emilia-Romagna


Una popolazione sempre più anziana, un numero crescente di persone che vivono sole e bisogni di salute sempre più complessi. È questa la trasformazione che sta ridefinendo la domanda di assistenza sanitaria sul territorio in Emilia-Romagna, una delle regioni più avanzate del Paese ma oggi chiamata ad affrontare nuove sfide demografiche e sociali. Gli over 65, infatti, rappresentano il 24,9% della popolazione residente nella Regione e oltre 336 mila anziani vivono soli, un dato che incide direttamente sull’organizzazione delle cure e sul ruolo della medicina generale.

Su questo scenario si svilupperà il Congresso regionale della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), che si tiene il 10 e 11 aprile a Bologna, presso il Best Western Plus Tower Hotel, alla presenza di circa 400 medici di famiglia, insieme a rappresentanti delle istituzioni, professionisti sanitari e mondo accademico. Presidenti del Congresso sono Marco Cupardo, Segretario SIMG Emilia-Romagna, e Alessandro Rossi, Presidente SIMG nazionale. Referenti scientifici sono Michela Pastore, Daniela Petraglia, Sara Roversi.

UNA POPOLAZIONE CHE CAMBIA: PIÙ ANZIANI, PIÙ SOLITUDINE, PIÙ COMPLESSITÀ - Negli ultimi anni la domanda di assistenza territoriale è profondamente cambiata ed aumentata. Non cresce solo il numero degli anziani e dei pazienti con patologie croniche, ma aumenta anche quello delle persone che vivono sole, con un impatto diretto sull’organizzazione delle cure.

Sempre più spesso il medico di famiglia diventa l’unico punto di riferimento sanitario e, in molti casi, anche sociale per persone che vivono da sole - spiega Marco Cupardo - Questo rende ancora più centrale il ruolo della medicina generale nella presa in carico continuativa dei pazienti e nella gestione della loro complessità. In questo quadro, il medico di famiglia è sempre più chiamato non solo a curare, ma anche a intercettare i bisogni che riguardano la fragilità, la solitudine e le condizioni di vita dei pazienti, in una prospettiva di assistenza globale e continuativa”.

UN MODELLO AVANZATO CHE DEVE EVOLVERE - L’Emilia-Romagna rappresenta da anni un modello di riferimento per lo sviluppo della sanità territoriale, grazie a esperienze consolidate di medicina di gruppo, integrazione con infermieri e servizi territoriali, oltre al recente sviluppo delle Case della Comunità e delle nascenti Aggregazioni Funzionali Territoriali.

I modelli realizzati in Emilia-Romagna hanno parzialmente migliorato l’accesso ai servizi e rafforzato la presa in carico dei pazienti, ma oggi devono confrontarsi con una domanda assistenziale più complessa e articolata - sottolinea Cupardo - Abbiamo costruito un sistema territoriale solido e avanzato, ma la trasformazione demografica e sociale impone un ulteriore salto di qualità: meno strutture sulla carta e più funzionamento reale dei servizi, con professionisti messi nelle condizioni di lavorare insieme in modo efficace”.

Senza una visione unitaria ed innovativa della professione, la Medicina generale italiana rischia di non avere futuro e di essere schiacciata da una mole di lavoro talvolta dovuta a compiti impropri – sottolinea Alessandro Rossi, Presidente nazionale SIMG – Noi come SIMG stiamo facendo la nostra parte ma chiediamo che le Istituzioni ci ascoltino. Anche in situazioni territoriali sicuramente avanzate come l’Emilia-Romagna ed in presenza di un Accordo Integrativo Regionale utile in questo senso, il popolamento ed il funzionamento delle Case di Comunità, non solo in termini di orario settimanale, dipende essenzialmente da ciò che il MMG verrà chiamato a fare, dalla strumentazione diagnostica e digitale a disposizione, dalla strutturazione di team multidisciplinari, dal supporto di personale amministrativo ed infermieristico a questo dedicato”.

LE CRITICITÀ: CARENZA DI MEDICI E PESO DELLA BUROCRAZIA – “Accanto ai punti di forza, emergono alcune criticità che riguardano anche il territorio regionale - evidenzia Cupardo - Tra queste, il ricambio generazionale dei medici di medicina generale, con numerosi recenti pensionamenti ed altri previsti nei prossimi anni e un numero di nuovi professionisti che fatica a tenere il passo. A questo si aggiunge un aumento costante degli adempimenti amministrativi. Il tempo del medico di famiglia deve tornare ad essere tempo di cura: oggi è troppo spesso assorbito da attività burocratiche, ed è quindi necessario alleggerire gli adempimenti, rafforzare il supporto organizzativo negli studi e riconoscere pienamente il valore della medicina generale”.

CASE DI COMUNITÀ: UNA OPPORTUNITÀ DA RENDERE REALE - Un ruolo centrale nel futuro della sanità territoriale sarà svolto dalle Case della Comunità, previste dal PNRR. “Oggi però – sottolinea Cupardospesso le Case della Comunità sono più sulla carta che nella realtà. Dove sono già attive, l’integrazione tra professionisti può e deve essere molto migliorata. Abbiamo costruito le mura, ma ora dobbiamo farle funzionare davvero. Perché questo accada è fondamentale il coinvolgimento pieno della medicina generale, non solo operativo ma anche decisionale. Senza il contributo dei medici di famiglia nella progettazione e nell’organizzazione dei percorsi, il rischio è quello di creare contenitori vuoti o poco efficaci. Le Case della Comunità possono rappresentare una grande opportunità, ma solo se diventano luoghi vivi, integrati e realmente centrati sui bisogni dei cittadini”.

IL CONGRESSO SIMG REGIONALE: FOCUS SU CRONICITÀ, PREVENZIONE E INNOVAZIONE - Il Congresso regionale SIMG Emilia-Romagna sarà un momento di confronto sul futuro della medicina generale e della sanità territoriale. Il programma scientifico affronterà i principali ambiti di impatto clinico e organizzativo per il medico di famiglia: dalla gestione del rischio cardiovascolare e metabolico al diabete, dall’obesità alla malattia renale cronica, fino alle patologie respiratorie, al dolore e alla fragilità. Ampio spazio sarà dedicato anche alla prevenzione, alle vaccinazioni dell’adulto e alla lotta all’antibiotico-resistenza, oltre a sessioni su intelligenza artificiale nelle cure primarie e laboratori pratici di simulazione clinica. Un appuntamento che vuole riportare al centro del dibattito il ruolo del medico di famiglia come primo presidio del Servizio sanitario nazionale e figura chiave per la sostenibilità futura del sistema.

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