Nel corso del primo appuntamento della quinta edizione de “La Sanità che Vorrei”, iniziativa promossa dalla Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali in collaborazione con diverse società scientifiche e istituzioni, si è discusso del ruolo della medicina del territorio nella gestione della multicronicità e dell’invecchiamento della popolazione.
«Viviamo in una società che invecchia, in cui aumenta l’aspettativa di vita ma diminuisce l’aspettativa di vita in salute a causa delle multicronicità. Oggi il 25,5% dei pazienti oltre i 65 anni è affetto da almeno due patologie croniche; tra le condizioni più diffuse figurano ipertensione arteriosa (30,7%), diabete tipo 2 (8,5%) e cardiopatia ischemica (4,3%).
La risposta deve partire dalla medicina generale, con un ruolo proattivo, strumenti di valutazione multidimensionale, diagnostica, interventi domiciliari e una presa in carico non organizzata a silos. Dove questo approccio è stato sviluppato e misurato negli outcomes, come in alcune realtà del Veneto, si sono osservati benefici per i pazienti e un risparmio per il Servizio sanitario nazionale.
Un altro nodo decisivo è l’equo accesso alle terapie di nuova generazione».
Alessandro Rossi,
Presidente Nazionale SIMG
