Il medico di famiglia? Unisce i puntini

Il medico di famiglia?  Unisce i puntini

Una diagnosi non è gioco: richiede competenza ed esperienza. Il medico di base è in grado di selezionare le informazioni, collegarle, trarre una conclusione

Dentro il governo psichedelico recentemente defunto, il leghista Giancarlo Giorgetti è sembrato una delle persone più sensate. Ecco perché molti si sono stupiti quando ha detto, in pubblico: «È vero, mancheranno 45 mila medici di base nei prossimi cinque anni. Ma chi va più dal medico di base? (…) Quelli che hanno meno di cinquant’anni vanno su Internet, cercano lo specialista. Tutto questo mondo qui, quello del medico di cui ci si fidava anche… è finita anche quella roba lì».

  Scherziamo? I medici di base — condotti, di famiglia — non sono soltanto utili: sono diventati indispensabili. Una diagnosi richiede studi, preparazione, intuizione, cautela. Chi prova a curarsi da solo su Internet cerca guai. Ho incontrato, qui al Festival della Comunicazione di Camogli, Roberto Burioni, battagliero Pro vax, che esibiva l’entusiasmo e il vestito azzurro di chi ha scoperto una vocazione (nel suo caso: lo scienziato pubblico). Raccontava di un sito che, inserendo i sintomi, fornisce la diagnosi. Ha scritto «dolori addominali+astenia+perdita di peso». Cinque risposte, e non usciva l’ipotesi che ogni medico sa di dover escludere, prima di procedere: un tumore all’intestino.

Burioni è un virologo, quindi uno specialista: ma è convintissimo dell’importanza del medico di base. Una diagnosi non è gioco: richiede competenza ed esperienza. Il medico di famiglia è in grado di selezionare le informazioni, collegarle, trarre una conclusione. È il primo specialista, in fondo. La sua specialità? Unire i puntini. Compito fondamentale, ai tempi di Internet (non solo in medicina: anche nel giornalismo, se ci pensate).

  Mio nonno Paolo era un medico di campagna: così bravo che da Madignano lo chiamavano a Crema e in tutto il cremasco. Almeno una volta al mese, qualcuno mi ferma per strada e mi racconta di ricordare, da bambino, «il dottor Tonghini che arrivava in bicicletta» in qualsiasi stagione e con ogni tempo. Anche suo figlio Maurizio — mio zio — era medico condotto: girava in Vespa. Un medico che viene a casa, ascolta, visita e consiglia (quali esami fare, quali non fare); che evita corse inutili al pronto soccorso; che toglie dubbi e ansie. Credo che tutti gli italiani lo rimpiangano. La cosa bella sapete qual è? Tanti giovani medici sognano di fare proprio questo lavoro. Se non glielo permettiamo, siamo una società di pazzi.