Perception of cardiovascular risk in the general population
SIMG Treviso
Parole chiave/Key words: prevenzione cardiovascolare, fattori di rischio.
Introduzione
Le patologie cardiovascolari rappresentano, ad oggi, una delle principali cause di mortalità e morbilità con un notevole impatto sociale sia in termini umani che economici. Ridurne l'incidenza e la progressione consentirebbe di aumentare gli anni di vita in salute contribuendo ad un miglioramento globale della qualità della vita e al contenimento dell'impegno assistenziale e dei costi sostenuti dal SSN.
Le malattie del sistema cardiocircolatorio sono in gran parte prevenibili1 in quanto riconoscono, accanto a fattori di rischio non modificabili (età, sesso e familiarità), anche diversi fattori di rischio modificabili mediante accorgimenti comportamentali e terapie farmacologiche specifiche (Figura 1). Influiscono positivamente sullo stato di salute cardiovascolare una dieta sana ed equilibrata, l'attività fisica regolare, l'astensione dal fumo di sigaretta, il controllo del peso, il monitoraggio dei parametri pressori, della glicemia e del colesterolo2.
I professionisti sanitari, in qualità di esperti, svolgono un ruolo fondamentale nel diffondere conoscenze e nell'aumentare la consapevolezza rispetto a eventuali condizioni di rischio promuovendo stili di vita sani3. In questo scenario hanno un ruolo chiave i MMG4 che, grazie alla capillare distribuzione territoriale e al duraturo rapporto con i pazienti, hanno il duplice vantaggio di avere con i propri assistiti un rapporto fiduciario e confidenziale e di avere occasioni di incontro anche con persone giovani e/o in buona salute. Ciò permette loro di essere potenzialmente più incisivi in ambito preventivo condividendo in maniera proattiva scelte comportamentali salutari ed eventuali percorsi di cura.
Il presente studio ha lo scopo di indagare la percezione del rischio cardiovascolare (RCV) individuale nella popolazione generale per ricavarne degli accorgimenti da adottare in ottica preventiva sia primaria che secondaria attraverso una maggiore sensibilizzazione al problema. Obiettivo primario è stato quello di indagare se, nella popolazione, vi sia la consapevolezza di poter modificare il proprio RCV controllando i fattori di rischio modificabili e quali siano le fonti d'informazione su tale argomento.
Materiali e metodi
Sono stati inclusi nello studio 202 pazienti in carico alle Aziende Ulss n. 2 Marca Trevigiana e Ulss n. 3 Serenissima, di età compresa tra i 18 e gli 85 anni. Per ciascun paziente sono stati raccolti dati clinico-anamnestici e conoscitivi attraverso la compilazione di un questionario anonimo composto da 17 domande a risposta breve o multipla. Il questionario è stato distribuito senza applicare criteri di inclusione specifici e la sua compilazione è avvenuta su base volontaria. I dati raccolti includono:
- età, sesso e livello di istruzione,
- peso e altezza, calcolo del BMI e stratificazione della popolazione in base allo stato ponderale,
- dati relativi alla percezione soggettiva dei fattori di RCV e alla eventuale possibilità di prevenire il presentarsi di eventi come ictus o infarto,
- fumo di sigaretta,
- attività fisica,
- abitudini alimentari,
- anamnesi personale o familiare per eventi cardiovascolari,
- presenza di comorbilità croniche con necessità di terapia medica (dislipidemie, ipertensione arteriosa e diabete mellito),
- percezione del proprio RCV complessivo a 10 anni.
Risultati e discussione
Il campione in studio riflette la popolazione con cui quotidianamente si confronta il MMG per l'ampio range d'età, la predominanza di intervistati di genere femminile e la distribuzione per classe di peso (Tabella 1). È stato riscontrato, infatti, un numero di soggetti normopeso o sovrappeso nettamente superiore (93.1%) rispetto a quello di soggetti sottopeso o obesi in accordo con l'epidemiologia della popolazione italiana.
Per quanto al livello di istruzione la quasi totalità (90.6%) dei partecipanti ha almeno un diploma di scuola superiore. Pochi riportano anamnesi patologica positiva per eventi CV maggiori (4.0%) o diabete (1.5%). Colesterolo e pressione arteriosa sono stati valutati qualitativamente e categorizzati come nella norma, costantemente superiori alla norma, in range terapeutico o non noti (Tabella 1).
| Caratteristica | n (%) |
|---|---|
| Età (mediana, IQR) | 60 (30,0) |
| Sesso — maschi | 76 (37,6) |
| Sesso — femmine | 126 (62,4) |
| Livello di istruzione — scuola primaria | 0 (0,0) |
| Livello di istruzione — scuola secondaria di primo grado | 19 (9,4) |
| Livello di istruzione — scuola secondaria di secondo grado | 101 (50,0) |
| Livello di istruzione — laurea | 82 (40,6) |
| Body Mass Index (mediana, IQR) | 24 (6,5) |
| BMI — normopeso | 130 (64,4) |
| BMI — sottopeso | 8 (4,0) |
| BMI — sovrappeso | 58 (28,7) |
| BMI — obeso classe I | 4 (2,0) |
| BMI — obeso classe II | 2 (1,0) |
| Tabagismo — fumatore attivo | 33 (16,3) |
| Tabagismo — non fumatore | 151 (74,8) |
| Tabagismo — ex fumatore | 18 (8,9) |
| Attività fisica — non praticata | 24 (11,9) |
| Attività fisica — saltuaria | 29 (14,4) |
| Attività fisica — moderata | 99 (49,0) |
| Attività fisica — frequente | 50 (24,8) |
| Abitudini alimentari — dieta sana ed equilibrata | 163 (80,7) |
| Abitudini alimentari — dieta vegetariana o vegana | 2 (1,0) |
| Abitudini alimentari — dieta ricca di grassi e zuccheri | 10 (5,0) |
| Abitudini alimentari — alimentazione irregolare | 27 (13,4) |
| Anamnesi positiva per eventi cardiovascolari maggiori | 8 (4,0) |
| Familiarità per eventi CV maggiori — positiva (un familiare diretto) | 52 (25,7) |
| Familiarità per eventi CV maggiori — positiva (più di un familiare) | 37 (18,3) |
| Familiarità per eventi CV maggiori — assente | 100 (49,5) |
| Familiarità per eventi CV maggiori — non nota | 13 (6,4) |
| Diabete mellito | 3 (1,5) |
| Valori pressori — nella norma secondo le linee guida Europee | 149 (73,8) |
| Valori pressori — nella norma poiché in trattamento farmacologico (target determinato dalla classe di rischio) | 33 (16,3) |
| Valori pressori — superiori alla norma secondo le linee guida Europee | 6 (3,0) |
| Valori pressori — non noti | 14 (6,9) |
| Livelli di colesterolo — nella norma secondo le linee guida Europee | 112 (55,4) |
| Livelli di colesterolo — nella norma poiché in trattamento farmacologico (target determinato dalla classe di rischio) | 36 (17,8) |
| Livelli di colesterolo — superiori alla norma secondo le linee guida Europee | 31 (15,3) |
| Livelli di colesterolo — non noti | 23 (11,4) |
Tutti i valori sono riportati in numero assoluto e (percentuale) salvo dove espressamente specificato. I dati relativi a percentuali e a range interquartili (IQR) sono stati arrotondati alla prima cifra decimale. Per ciascun quesito era consentita un'unica risposta.
Tra gli intervistati coloro che non ritengono possibile poter ridurre attivamente il proprio RCV sono stati l'8.9%. Questi hanno dichiarato di aver acquisito conoscenze sul tema attraverso canali informativi diversi ma, poiché nessuno di questi ha contribuito a far cambiare l'idea sulla modificabilità del RCV individuale, probabilmente l'informazione ricevuta è stata scorretta, erroneamente appresa o insufficiente.
Considerando il campione nella sua totalità (Figura 2) si evince come la discussione con amici o familiari sia la fonte informativa prevalente sull'argomento, seguita dai programmi televisivi e internet. Tale dato sottolinea l'importanza del promuovere l'alfabetizzazione sanitaria5 sia a livello individuale che di comunità valutando la possibilità di servirsi anche dei canali informativi preferiti dalla popolazione affinché il loro utilizzo garantisca comunque una formazione adeguata sul tema. È da considerare l'opzione di veicolare le informazioni anche attraverso canali mediatici poiché questi ultimi sono facilmente consultabili dalla popolazione generale.
Tali canali sono di più difficile controllo e non permettono di personalizzare gli interventi, ma consentirebbero di raggiungere un pubblico più numeroso con informazioni generali da approfondire eventualmente con i professionisti sanitari. I canali informatici e il dialogo tra conoscenti possono costituire, dunque, una risorsa purché si fondino su dati scientifici attendibili diffusi in un clima partecipativo tra esperti ed enti pubblici o privati.
Dal sondaggio emerge come soltanto una persona su cinque dichiari di aver discusso di fattori cardiovascolari con il proprio MMG e solo una su quattro con medici specialisti. Ciò suggerisce la necessità di aumentare l'informazione sul tema approfittando di occasioni di incontro con il paziente favorendo la medicina d'iniziativa rispetto a quella d'attesa.
Circa il 7% degli intervistati sostiene di non aver mai sentito parlare di fattori di RCV in precedenza. Il fatto che la quasi totalità di questi abbia meno di 45 anni fa pensare che la mancata informazione sia imputabile alla ridotta frequenza degli ambienti sanitari che generalmente si ha tra i giovanissimi che godono di buona salute. Nell'ottica di ottenere una prevenzione il più efficace possibile risulta raccomandabile promuovere stili di vita sani proprio ai soggetti attualmente in salute affinché riducano l'effetto dannoso provocato da comportamenti scorretti perpetuati nel tempo. Un intervento precoce, attuato coinvolgendo i giovani, ha, infatti, maggiore efficacia preventiva in quanto riduce al minimo l'esposizione al rischio e assicura la corretta informazione scientifica.
Si è esplorato inoltre quali condizioni fossero percepite come dannose per la salute CV dagli intervistati con l'obiettivo di identificare i fattori di rischio su cui intervenire maggiormente per prevenire l'insorgenza di eventi CV clinicamente significativi o per ridurne le recidive e gli esiti. Si è cercato inoltre di valutare se vi fossero associazioni statisticamente significative tra l'anamnesi e la percezione del proprio RCV.
Un gran numero di intervistati (Figura 3) ha riconosciuto il ruolo di sovrappeso o obesità, stile di vita sedentario, fumo e ipercolesterolemia nell'influenzare negativamente il RCV individuale.
Anche la familiarità per eventi CV maggiori e l'ipertensione arteriosa sono riconosciuti come fattori di rischio da una consistente quota di partecipanti al sondaggio. Indipendentemente da età, sesso e livello di istruzione, coloro che hanno uno o più parenti con diagnosi di ictus o infarto sono maggiormente consci del fatto che la familiarità per malattia CV è un fattore di rischio.
Ciò è il risultato dell'intervento svolto dai sanitari nei confronti di coloro che hanno una anamnesi familiare positiva per eventi CV maggiori poiché considerati soggetti a maggior rischio. Inoltre, il presentarsi in famiglia di eventi gravosi dal punto di vista salutare ed emotivo contribuisce a creare una maggior sensibilizzazione rispetto ai determinanti di salute.
Oltre la metà degli intervistati ritiene che l'abuso di alcolici possa influenzare il RCV individuale, mentre il diabete è riconosciuto come fattore di rischio unicamente dal 42.1% degli intervistati. I diabetici, seppur poco rappresentati all'interno del campione, sono per lo più consci del danno che la loro patologia può arrecare al cuore e alle arterie; si riduce invece tale consapevolezza nella popolazione non diabetica. Potrebbe essere utile diffondere conoscenze riguardanti il diabete anche ai non diabetici allo scopo di prestare maggiore attenzione ai propri livelli di glucosio nel sangue e ad eventuali riscontri di iperglicemie.
Una ridotta quota di intervistati ha identificato come dannosi per la salute CV l'insonnia, il russamento notturno e i fattori ambientali come l'inquinamento. Nonostante manchi una correlazione diretta tra tali fattori e la salute CV essi influenzano comunque lo stato di salute generale e quindi, indirettamente, anche quello CV. Un sonno ristoratore e adeguatamente protratto è, infatti, salutare così come un ambiente povero di agenti inquinanti. Anche lo stress, sia fisico che psicologico, e la predisposizione genetica, identificati da alcuni intervistati come fattori di rischio, hanno un'influenza sulla salute CV seppur indiretta poiché mediata da numerosi fattori. L'assunzione di farmaci, l'esercizio fisico eccessivo, la dieta vegana e la promiscuità sessuale non sono considerabili predittori di ictus o infarto a 10 anni; tali fattori non sono tuttavia ritenuti come fattori di RCV dalla maggior parte degli intervistati. Dall'analisi dei dati emerge come la consapevolezza del danno provocato da una determinata condizione non sempre si traduca in una modifica del comportamento a rischio. Valutando le associazioni statisticamente significative tra l'anamnesi e i fattori di rischio percepiti (Tabella 2) si è visto come soltanto la familiarità e gli alti valori pressori incidano sulla percezione dell'aumentato RCV rispettivamente dovuto alla familiarità per patologia CV e all'ipertensione arteriosa.
| Variabile | χ² | gdl | p-value |
|---|---|---|---|
| Fumo vs fumo come fattore di RCV | 1.09 | 2 | 0.580 |
| Classe di peso vs sovrappeso come fattore di RCV | 3.87 | 4 | 0.423 |
| Dieta vs sovrappeso come fattore di RCV | 3.74 | 3 | 0.291 |
| Attività fisica vs sedentarietà come fattore di RCV | 1.82 | 3 | 0.611 |
| Familiarità vs familiarità come fattore di RCV | 9.14 | 3 | 0.028 |
| Valori pressori vs ipertensione come fattore di RCV | 20.4 | 3 | <0.01 |
| Valori di colesterolo vs ipercolesterolemia come fattore di RCV | 5.14 | 3 | 0.162 |
La tabella riassume i risultati delle analisi statistiche (test χ²) condotte per verificare eventuali associazioni tra le caratteristiche anamnestiche degli intervistati e la loro percezione dei fattori di RCV. Per ciascun confronto sono stati riportati il risultato del test (χ²), i gradi di libertà (gdl) e il valore di significatività (p-value). È stato considerato statisticamente significativo un valore di p-value inferiore a 0,05. Le analisi sono state effettuate con LibreOffice e il software statistico online Jamovi.
La conoscenza della pericolosità del singolo fattore di rischio non è comunque sufficiente a limitare attivamente l'esposizione ad esso. I dati evidenziano che l'adozione di stili di vita sani non necessariamente derivi da una scelta consapevole attuata per salvaguardare la propria salute, ma possa essere semplice conseguenza di propensioni personali che potrebbero non essere durature. Ne consegue che i comportamenti salutari vanno incentivati e motivati anche tra coloro che non sono attualmente esposti a fattori di rischio. A tale scopo è funzionale l'utilizzo di illustrazioni grafiche6 e consigli pratici7,8 che facilitino la comprensione delle nozioni teoriche e incentivino la partecipazione attiva del singolo.
Dall'analisi delle variabili che maggiormente influenzano la percezione del rischio globale di sviluppare eventi CV maggiori a 10 anni è emerso inoltre come non sempre la percezione individuale del rischio si correli con i fattori di rischio clinici. Contrariamente a quanto atteso sulla base delle conoscenze mediche, infatti, all'aumentare di età, colesterolo e pressione arteriosa si riduce la percezione del RCV globale. Coloro che hanno patologie croniche, in particolare se anziani, sottovalutano dunque spesso il proprio RCV. Ciò è verosimilmente giustificabile dalla tendenza alla normalizzazione di condizioni morbose diffuse o diventate ormai abitudinarie con conseguente riduzione del rischio percepito. Situazioni che, alle nostre condizioni socioeconomiche, sono diventate comuni destano minore preoccupazione nella popolazione generale e, inoltre, il perpetuarsi di comportamenti o stili di vita scorretti che, tuttavia, non si riflettono precocemente sulla salute dell'individuo consolida l'idea erronea che non siano dannosi.
Anche le farmacoterapie specifiche per patologia sembrano ridurre la percezione del RCV individuale poiché ai farmaci viene associato un forte potere protettivo talvolta a discapito dell'importanza assegnata alle abitudini di vita e allo stile alimentare9 poiché si ritiene che la terapia farmacologica sia sufficiente a modificare positivamente il RCV individuale. I maschi, scientificamente più a rischio delle coetanee10, ritengono di avere un RCV globale generalmente inferiore rispetto alle femmine.
Tale differenza potrebbe essere giustificabile qualora si supponesse che le femmine abbiano una sensibilità maggiore per la cura di sé e, di conseguenza, un maggiore interesse per tematiche inerenti alla salute rispetto ai maschi.
Tra i partecipanti al sondaggio 45 (22.3%) hanno identificato correttamente tutti i maggiori fattori di RCV (Tabella 3).
Tale sottogruppo ha sostanzialmente caratteristiche sovrapponibili al campione di studio per età, sesso e distribuzione nelle classi di peso. Anche la percentuale di soggetti con diagnosi di diabete, ictus o infarto è sostanzialmente equiparabile a quella dell'intero campione. Rispetto alla popolazione iniziale emerge, però, una maggiore attenzione rispetto a stili di vita sani basati su modelli dietetici correttamente bilanciati e attività motoria abituale. Si tratta per lo più di soggetti informati sui propri valori di pressione sanguigna e di colesterolemia. Questo sottogruppo è la prova che conoscere ciò che è benefico per la salute, nella sua multifattorialità, si traduce spesso in una maggiore attenzione rispetto ai fattori di RCV e nella scelta consapevole di seguire stili di vita sani. Conoscere adeguatamente tutti i fattori di RCV porta a riconoscerli, ed eventualmente trattarli precocemente.
| Caratteristica | n (%) |
|---|---|
| Età (mediana, IQR) | 58 (30,0) |
| Sesso — maschi | 17 (37,8) |
| Sesso — femmine | 28 (62,2) |
| Livello di istruzione — scuola primaria | 0 (0,0) |
| Livello di istruzione — scuola secondaria di primo grado | 4 (8,9) |
| Livello di istruzione — scuola secondaria di secondo grado | 15 (33,3) |
| Livello di istruzione — laurea | 26 (57,8) |
| Body Mass Index (mediana, IQR) | 23 (5,0) |
| BMI — normopeso | 29 (64,4) |
| BMI — sottopeso | 3 (6,7) |
| BMI — sovrappeso | 12 (26,7) |
| BMI — obeso classe I | 1 (2,2) |
| BMI — obeso classe II | 0 (0,0) |
| Tabagismo — fumatore attivo | 5 (11,1) |
| Tabagismo — non fumatore | 36 (80,0) |
| Tabagismo — ex fumatore | 4 (8,9) |
| Attività fisica — non praticata | 3 (6,7) |
| Attività fisica — saltuaria | 4 (8,9) |
| Attività fisica — moderata | 26 (57,8) |
| Attività fisica — frequente | 12 (26,7) |
| Abitudini alimentari — dieta sana ed equilibrata | 41 (91,1) |
| Abitudini alimentari — dieta vegetariana o vegana | 0 (0,0) |
| Abitudini alimentari — dieta ricca di grassi e zuccheri | 0 (0,0) |
| Abitudini alimentari — alimentazione irregolare | 4 (8,9) |
| Anamnesi positiva per eventi cardiovascolari maggiori | 2 (4,4) |
| Familiarità per eventi CV maggiori — positiva (un familiare diretto) | 18 (40,0) |
| Familiarità per eventi CV maggiori — positiva (più di un familiare) | 9 (20,0) |
| Familiarità per eventi CV maggiori — assente | 17 (37,8) |
| Familiarità per eventi CV maggiori — non nota | 1 (2,2) |
| Diabete mellito | 0 (0,0) |
Tra tutti gli intervistati, n=45 (22.3%) hanno identificato tutti i maggiori fattori di RCV (stile di vita sedentario, familiarità per eventi cardiovascolari, alti valori pressori, fumo, diabete, alti valori di colesterolo e sovrappeso o obesità). Tutti i valori sono riportati secondo il numero assoluto e (percentuale) salvo dove espressamente specificato. I dati relativi a percentuali e a range interquartili (IQR) sono stati arrotondati alla prima cifra decimale. Per ciascun quesito era consentita un'unica risposta.
Conclusioni
I dati, dunque, evidenziano l'importanza di diffondere le conoscenze scientifiche rispetto ai determinanti di salute indipendentemente dall'anamnesi o dalle abitudini di vita poiché spesso anche le persone consapevoli dei rischi associati ad un determinato fattore non adottano comportamenti volti a ridurne l'esposizione o, comunque, non riconoscono di avere una maggiore probabilità di sviluppare eventi CV in futuro. È fondamentale focalizzarsi sui fattori di rischio modificabili, poiché, contrariamente a quanto ipotizzato da una quota di intervistati, agendo su di essi è possibile ridurre il RCV globale individuale. Considerando le numerose variabili in gioco, questo lavoro ha analizzato i fattori di RCV più significativi servendosi principalmente di dati qualitativi. A differenza di altre indagini sulla prevenzione CV che si concentrano sugli interventi medici atti a ridurre il RCV individuale, questa analisi pone al centro la visione del paziente, riflettendo le sue conoscenze di base sull'argomento e consentendo ai professionisti sanitari di adattare gli interventi informativi e terapeutici in base alla consapevolezza del rischio e alle caratteristiche dei propri assistiti.
La numerosità campionaria e l'eterogeneità della popolazione per caratteristiche clinico-anamnestiche e culturali ha permesso di ottenere risultati che non si limitano a descrivere un sottoinsieme di assistiti ma che riflettono la popolazione generale. Inoltre, questo tipo di indagine consente di ottenere alcuni strumenti aggiuntivi per migliorare la gestione clinica dei propri assistiti in un'ottica lungimirante e individualizzata. Conoscere ciò che il paziente percepisce come vantaggioso o dannoso per la salute CV aiuta a indirizzare meglio i consigli del medico11 e, eventualmente, a intervenire precocemente per ridurre il rischio di malattia.
I MMG rivestono un ruolo fondamentale nel sensibilizzare la popolazione e nel promuovere stili di vita sani3. Per massimizzare l'efficacia delle strategie preventive è necessario, tuttavia, un impegno condiviso tra istituzioni, professionisti della salute e cittadini con modelli di intervento proattivi e partecipativi12. Questo approccio non solo migliora la salute individuale, ma apporta benefici significativi anche a livello comunitario13. La salute è un bene prezioso e prendersene cura è un dovere collettivo.
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